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Dalle lanterne a candela ai lampioni smart. Ecco la rapida evoluzione dell’illuminazione pubblica

Cambiamenti epocali che hanno trasformato la vita nelle città. Anche a Milano e Brescia

La storia dell'illuminazione pubblica è relativamente recente rispetto ad altri servizi pubblici come acqua ed energia. I lampioni, infatti, compaiono per la prima volta a Parigi il 3 giugno del 1825 ai bordi di Place Vendôme. Si tratta di quattro luci singole e due doppie alimentate a gas e realizzate dalla Compagnie du Gaz Portatif Français che sono solo l’inizio dell'evoluzione della luce artificiale, prima a gas e poi elettrica, destinata, nel giro di breve tempo, ad accendere le notti di tante metropoli europee e d’oltremare.

L'ILLUMINAZIONE PUBBLICA IN ITALIA

Negli anni in cui Parigi accende i suoi primi lampioni, per le vie di Milano e Brescia, il buio è rotto solo da qualche fiaccola o lanterna. Le strade vengono illuminate da chi abita il quartiere: lanterne di ferro con candele che segnalano l'ingresso di una casa e ceri davanti ai tabernacoli e alle immagini sacre agli angoli delle strade. Malgrado questo, del tema illuminazione pubblica si parla da tempo e già alla fine del Settecento Giuseppe II aveva ordinato di realizzarla utilizzando i proventi del lotto e le tasse sui fabbricati.
I primi lampioni ad entrare in funzione a Milano sono a olio e vengono gestiti da un gruppo di accenditori, i lampedee, addetti che con la scala, la pertica e la scatola contenente il bricco dell'olio accendevano la luce. Il sistema ha avuto una diffusione rapida e in poco tempo si sono installati 1.158 lampioni, di cui 223 di latta e 935 di rame, inizialmente alimentati a olio vegetale poi minerale. L'effetto luce però non era mai sufficiente e solo per leggere i nomi delle strade era necessario usare svariati fiammiferi. Questi disagi vengono superati con l'adeguamento di Milano al resto dell'Europa: piazza Duomo dal 1845 e Brescia dal 1861si illuminano grazie al gas di città, ottenuto dalla distillazione del carbon fossile.

E infatti qui gli addetti che si occupano della manutenzione sono i cambia-carboni.
Per le lampade ad olio, però, la vita è breve: nel 1850, a Milano sono ridotte a 770, cinque anni dopo a 550 e nel 1861 sono solo 300 e illuminano prevalentemente le zone periferiche. Per la gioia dei lampedee i nuovi lampioni non hanno più bisogno della scala per l’accensione, sostituita da un bastone usato da terra.

MILANO E BRESCIA SI ILLUMINANO DI GIALLO

Solo pochi anni dopo l’introduzione del gas si affaccia un altro sistema e, sia Milano che Brescia, si illuminano di giallo grazie alla lampada ad incandescenza, una nuova tecnologia che ha colpito moltissimo l’opinione pubblica di quegli anni per le sue prestazioni. Il sistema era basato sull’emissione luminosa di un arco voltaico innescato tra due elettrodi di carbone: l’intensità luminosa era molto alta e per questo ha avuto una vita molto lunga.
Intanto le città cominciano a crescere, le zone centrali cambiano volto e sorgono nuovi quartieri. Di pari passo, crescono i servizi, compresa l’illuminazione pubblica che diventa una vera e propria esigenza. Tanto che nel 1903 il Comune di Milano approva una delibera per la costruzione di una centrale termoelettrica a vapore e di integrazione per il futuro impianto idroelettrico comunale di Grosotto (1910): nascono così la storica centrale di piazza Trento (1905) e gli impianti idroelettrici AEM in Valtellina che tanto hanno ispirato le opere di artisti dell’epoca, come Umberto Boccioni che abitava in zona ed era affascinato dal dinamismo e dalla modernità che la centrale gli suggeriva e che trasferiva nelle sue opere.

COSA SUCCEDE NEI PRIMI ANNI DEL NOVECENTO

La conquista della luce elettrica è stata un passo determinante per lo sviluppo civile che segna l'inizio di una nuova era e la conclusione della concezione ottocentesca della vita sociale. Ad occuparsi di illuminazione, fin dai primi del secolo, sono l’AEM a Milano e l’ASM a Brescia.
Nel 1922 Milano è ancora illuminata da 2.722 lampioni a gas ma quelli elettrici sono già 6.161 e dall’anno successivo il gas diventa un vago ricordo tenuto vivo solo da 106 lampioni.
A Brescia, dalla prima guerra mondiale, inizia l’installazione di nuove lampade a incandescenza. Questa innovazione nasce da due esigenze specifiche: il carbone da distillare è sempre meno e a rischio in caso di incursioni aeree; inoltre le vecchie lampade ad arco voltaico richiedevano troppa potenza, non più sostenibile in un periodo storico di risparmio energetico.
Ma le novità di questi anni si succedono a ritmo serrato e a Brescia sono molti gli esperimenti per migliorare il centro storico: in Piazza della Vittoria viene installato un generatore a corrente alternata che segna l’inizio della riqualificazione impiantistica del centro storico; si iniziano anche esperimenti per dare nuova luce ai monumenti e la piazza del Duomo (attuale piazza Paolo VI) viene illuminata con un unico riflettore posizionato all’imbocco di via Paganora.
A Milano, invece, AEM decora la città con opere di illuminazione pubblica straordinarie per l’epoca, che dimostrano l’eccellenza raggiunta nella tecnica e la prodigiosa capacità di improvvisazione. Vengono illuminati il Duomo, la Stazione centrale e il Castello sforzesco davanti al quale l’impresa allestisce delle fontane illuminate.

I LAMPIONI

Mentre la storia dell'illuminazione pubblica si evolve velocemente, quella dei lampioni procede più a rilento. Progettati per esigenze meramente funzionali, servivano semplicemente per elevare il punto luce e proiettare il più alto raggio luminoso possibile. La forma più semplice era quella del palo a un braccio, mentre i lampioni a candelabro a due bracci erano più raffinati e di arredo urbano. Verso la fine dell’Ottocento, sono realizzati nuovi modelli più decorativi e in linea con l’architettura dell’epoca. Anche con l’avvento dell’energia elettrica lo stile non cambia: le industrie continuano a fondere modelli tradizionali, semplificando un po’ le decorazioni e aggiungendo gli stemmi municipali.

LA STRADA VERSO IL FUTURO

Altre grandi trasformazioni nel mondo dell’illuminazione pubblica si hanno negli ultimi decenni del secolo scorso. Nel 1980, il Comune di Milano affida ad AEM, oltre alla manutenzione, anche la progettazione e la realizzazione di impianti di illuminazione pubblica e l’azienda avvia un programma di radicale miglioramento del servizio: vengono sostituite 32.500 lampade a incandescenza con lampade a scarica di maggior rendimento che riducono del 37% i consumi energetici e aumentano il flusso luminoso del 90%.
L’ASM, invece, avvia fin dagli anni ’60 un programma per il potenziamento dell’illuminazione pubblica cittadina. Si inizia da via Cremona e da via Crocifissa di Rosa che vengono completamente illuminate con lampioni fluorescenti da 400 W ciascuno, ma il progetto si estende anche a giardini pubblici, viali e zone verdi. Sono anni di vera e propria crescita del settore, sia dal punto di vista quantitativo che dal punto di vista qualitativo, e alla fine degli anni ’90 i lampioni gestiti da ASM sono 28.000.

A CHE PUNTO SIAMO OGGI

La società del Gruppo A2A che gestisce l’illuminazione pubblica oggi è A2Ailluminazione pubblica che si occupa di offrire un servizio efficiente, a basso impatto ambientale, dove risparmio energetico significa soprattutto rispetto per l’ambiente.
Per realizzare tutto questo, la scelta societaria è andata verso l’utilizzo della tecnologia a Led che consente l’impiego di sorgenti luminose in grado di contenere i consumi energetici di oltre il 50% e dalla vita più lunga. Con l’illuminazione a Led si riescono a risparmiare Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio) e a evitare l’emissione in atmosfera di tonnellate di CO2, inoltre si riduce notevolmente l’inquinamento luminoso grazie al miglior indirizzamento verso i marciapiedi e le strade anziché verso l’alto.
Ad oggi A2A ha completato il progetto di sostituzione di tutte le lampade dell’illuminazione pubblica con tecnologia Led in diversi dei suoi comuni tra cui Milano, Brescia e Bergamo e presto arriverà in altre città. Ma non è tutto, il gruppo gestisce anche la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione di oltre 100 impianti di illuminazione architettonica e coinvolge specialisti per progettare e realizzare impianti di valorizzazione di chiese, palazzi, centri storici, nel rispetto dei criteri e degli obiettivi generali dei Piani urbani della luce. Tra i progetti più importanti, Palazzo della Loggia e la Torre dell’orologio a Brescia; Galleria Vittorio Emanuele e il Castello Sforzesco a Milano.

CITTA2A

Per le città del futuro, il Gruppo A2A ha in cantiere un nuovo progetto: il lampione intelligente, con nuove e utilissime funzionalità.
Se finora i lampioni hanno avuto l’unica funzione di far luce nelle strade, ora possono diventare veri e propri nodi di una rete, non solo elettrica ma anche digitale. Partendo dalla riqualificazione del lampione, con l’inserimento delle lampade Led, si può arrivare a fornire servizi aggiuntivi come il Wi-Fi pubblico, i servizi di parcheggio, di mobilità e di sicurezza pubblica, il monitoraggio ambientale e della qualità dell'aria. Insomma, i lampioni smart potranno raccogliere e trasmettere dati in maniera rapida e sicura, consentendo di ottimizzare i servizi e migliorare la vita delle comunità.