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A2A al Forum Ambrosetti. L'AD Renato Mazzoncini introduce il Position Paper sull'economia circolare

L’Amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini ha presentato al recente Forum Ambrosetti il Position Paper "Da Nimby a Pimby. Economia circolare come volano della transizione ecologica e sostenibile del Paese e dei suoi territori" realizzato con The European House Ambrosetti.
Di seguito, il suo contributo.

L’estate del 2021 sarà difficile da dimenticare per noi italiani. Da un lato i successi nello sport (dagli europei di calcio e alle Olimpiadi di Tokyo), nella battaglia contro il Covid e nell’ambito economico, con il Paese che dà incoraggianti segnali di ripresa. Dall’altro, i mesi estivi sono stati anche quelli più caldi degli ultimi 200 anni e proprio in Italia si è registrata, vicino a Siracusa, la temperatura più alta mai rilevata in Europa. Nel frattempo Paesi come la Germania e la Cina sono stati sommersi da piogge ed esondazioni mentre uragani come Henri e Ida hanno portato devastazione e creato ingenti danni nei Caraibi e negli Stati Uniti. I costi economici sono altissimi; quelli umani lo sono ancora di più.

Ormai nessuno nega che le attività dell’uomo stanno generando importanti variazioni sul clima. Contrastare tali cambiamenti richiede risposte a livello globale e ogni Paese deve fare la sua parte. L’Italia è in ritardo nel raggiungimento degli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi nel 2015 (COP 21) per ridurre le emissioni di gas serra, i principali driver del fenomeno climatico. 
In questo contesto, un recente position paper, realizzato da A2A insieme a The European House - Ambrosetti pone in evidenza quanto sia necessario un approccio coraggioso, guidato dalla convinzione che l’uso circolare delle risorse è l’unica modalità di crescita sostenibile. Lo studio - “Da NIMBY a PIMBY: economia circolare come volano della transizione ecologica e sostenibile del Paese e dei suoi territori” - identifica importanti gap esistenti nei territori dell’Italia rispetto alla gestione dei rifiuti e analizza i fabbisogni impiantistici e gli investimenti necessari per superare le attuali criticità, evidenziandone i relativi benefici economico-ambientali.

Il tempo non gioca a nostro favore: lo studio evidenzia che la capacità residua delle nostre discariche, dove ogni anno vengono ancora conferiti volumi di rifiuti pari a 26 volte il Duomo di Milano, si esaurirà entro i prossimi tre anni. Un problema che nasce, in buona parte, dal fatto che il 21% dei rifiuti urbani prodotti viene letteralmente “buttato via” - un valore 30 volte superiore a quello dei best performer europei (Svizzera, Svezia, Germania, Belgio e Danimarca) che vi ricorrono in media per lo 0,7% del totale dei rifiuti. Siamo ancora lontani, dunque, dall’obiettivo europeo fissato dal Circular Economy Action Plan, che ha stabilito nella misura del 10% la percentuale di conferimento di rifiuti urbani in discarica al 2035.
Lo studio pone inoltre il focus sulla necessità di continuare a crescere nella raccolta differenziata e fare grandi sforzi nella raccolta organica, con l’obiettivo di raccogliere e trattare tutta questa componente in modo da “convertirla” in materia (compost) ed energia (biogas). In più, con lo sviluppo di infrastrutture dedicate al trattamento della FORSU è possibile abilitare una produzione di biometano, importante componente per la decarbonizzazione su cui l’Italia ha un forte potenziale, fino a 768 milioni di m3 ottenuti dalla purificazione di biogas.
    
Altro campo d’azione dove dobbiamo impegnarci di più è il recupero energetico dai rifiuti urbani e dai fanghi di depurazione. Si tratta dell’aspetto chiave per chiudere il cosiddetto “ciclo ambientale”, ovvero creare energia dai rifiuti che non sono in altro modo recuperabili e che diversamente vengono conferiti in discarica, attraverso la termovalorizzazione. Ad oggi, l’Italia recupera quasi il 20% di questi rifiuti come energia, meno della metà di quello che riescono fare i 10 paesi europei best performer. Anche qui, si possono colmare queste lacune; è una questione di volontà e investimenti. 

Risolvere il problema della gestione dei rifiuti significa raggiungere congiuntamente tre obiettivi prioritari: salvaguardare l’ambiente e migliorare la qualità della vita delle persone, offrire un contributo alla transizione energetica e valorizzare le risorse locali e l’indotto a beneficio dei territori. Realizzare gli impianti necessari al Paese per il trattamento dei rifiuti porterebbe anche a una riduzione della TARI con un beneficio economico per cittadini e famiglie e una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 3,7 milioni di tonnellate - ovvero quanto generato in Italia dalla produzione di metallo, ferro e acciaio - e l’elettricità generata aggiungerebbe uno 0,7% alla quota di rinnovabili sulla generazione complessiva del Paese, contribuendo così alla transizione energetica

Le sfide non sono, di fatto, economiche. I fondi necessarie per realizzare le infrastrutture non mancano e ci sono imprenditori e aziende private pronte a investire. Sicuramente si può fare di più per incoraggiare la loro partecipazione: pensiamo alla creazione di regole e meccanismi – ad esempio, una specie di “fondo di garanzia” - che mettano gli investitori privati al riparo da imprevisti o mancati pagamenti. 
L’ostacolo forse più difficile da superare è legato alla cosiddetta “Sindrome NIMBY” (“Not In My Backyard”, ovvero l’ostilità nei confronti di infrastrutture costruite vicino a dove vivono) e trasformarla in un atteggiamento PIMBY (“Please In My Backyard”). In questo caso potrebbe essere utile identificare delle figure di “Responsabile del Dibattito Pubblico” all’interno delle amministrazioni locali che siano in grado di gestire il dibatto sulle infrastrutture e favorire consapevolezza e conoscenza. 
Infine bisogna affrontare il tema dei tempi della burocrazia: dalla nostra ricerca emerge che per i pochi impianti di trattamento dei rifiuti avviati negli ultimi anni, oltre il 60% del tempo di realizzazione (in media 4,7 anni) è stato impiegato nella fase di progettazione e autorizzazione. 
A2A, nel suo piano industriale decennale, ha messo sul piatto le risorse e le professionalità per affrontare queste sfide. Ora bisogna mettersi tutti al lavoro.