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La nostra energia guarda al futuro

Il progetto di riconversione della Centrale di Monfalcone

La nostra strategia  verso la decarbonizzazione mette in pratica gli indirizzi degli accordi internazionali sul clima e della Strategia Energetica Nazionale, anticipando l’obiettivo nazionale di phase out del carbone al 2025 attraverso la progettazione di interventi di riconversione delle nostre centrali convenzionali, tra cui la centrale di Monfalcone. Puntiamo ad essere protagonisti nella transizione energetica, come dimostrano i nostri nuovi obiettivi di decarbonizzazione, che sono risultati allineati alle richieste dell’Accordo di Parigi e quindi approvati dalla Science Based Targets initiative.

L'impianto attuale

La centrale termoelettrica di Monfalcone è entrata in funzione nel 1965. L’impianto è costituito da:

-due gruppi (da 165 e 171 MW) alimentati a carbone, attualmente attivi, per i quali sono entrati in servizio gli impianti DeSOx per l’abbattimento delle emissioni di SO2 nel 2008 e DeNOx per l’abbattimento delle emissioni di NOx nel 2016;

-due gruppi (da 320 MW) alimentati a Olio Combustibile Denso fuori esercizio dal 2012, i cui serbatoi sono già stati bonificati e certificati gas-free.

La centrale, in possesso delle certificazioni ISO 9001 (Qualità), ISO 14001 ed EMAS (Ambiente) e OHSAS 18001 (Sicurezza), è autorizzata all’esercizio dall’Autorizzazione Integrata Ambientale del 24 marzo 2009 e ha validità fino al marzo 2025. In accordo con le linee strategiche del Piano Energetico Regionale approvato dalla Regione FVG nel 2015, A2A si è impegnata a presentare, nel corso del periodo di validità dell’A.I.A., un piano di riconversione del sito.

Il progetto

Il nuovo impianto

Nel 2019 è stata richiesta al Ministero dell‘Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare l’autorizzazione per la realizzazione di un ciclo combinato ad alta efficienza (CCGT – Combined Cycle Gas Turbine) , che garantirà non solo un miglioramento significativo in termini di impatto ambientale, ma anche un rendimento superiore, grazie al fatto che l’energia è prodotta da una turbina a gas abbinata a una seconda turbina a vapore.

Il progetto prevede anche di convertire quattro alternatori esistenti in compensatori sincroni per fornire servizi di stabilizzazione e regolazione della tensione per la rete elettrica nazionale.

Il nuovo impianto verrà realizzato in una parte dell’area un tempo occupata dai serbatoi di olio combustibile, scelta per la lontananza dall’abitato e per la facilità di connessione alle reti esistenti.

Il progetto prevede una centrale molto più compatta di quella esistente, che occuperà 3 ettari contro gli attuali 19, e sarà dotata di un camino più basso (60 metri contro i 150 attuali).

 

L’orientamento all’innovazione continua

Nel settembre 2020, A2A e Snam hanno firmato un memorandum of understanding di cooperazione tecnologica per sviluppare il ruolo dell’idrogeno nella produzione elettrica, che si focalizzerà in primo luogo sullo studio, l’analisi e la valutazione di fattibilità di progetti aventi a oggetto la conversione delle centrali termoelettriche da carbone a gas naturale, idrogeno o miscele gas naturale/idrogeno.

I benefici del progetto

L’impianto termoelettrico a ciclo combinato avrà l’obiettivo di:

  • sviluppare soluzioni tecnologiche in linea con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima;
  • rispondere alle esigenze di affidabilità e flessibilità di Terna per la sicurezza e stabilità della rete elettrica italiana, anche in presenza di quote crescenti di energia rinnovabile;
  • garantire un futuro al sito, in termini di occupazione e opportunità di sviluppo locali;
  • ridurre gli impatti ambientali della centrale: la tecnologia del ciclo combinato a gas permette infatti l’azzeramento delle emissioni di ossidi di zolfo e di polveri, nonché la drastica riduzione della emissione di ossidi di azoto. Inoltre, col ciclo combinato, non si renderanno più necessari trasporti via terra o mare di combustibili, reagenti e prodotti per la centrale, poiché il gas necessario all’alimentazione verrà trasportato attraverso un metanodotto collegato alla rete di trasporto nazionale.
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