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Teleriscaldamento, dalle prime centrali americane ai giorni nostri

Quando si parla di teleriscaldamento si pensa ad un’innovazione della nostra epoca. In realtà le origini di questo sistema ci portano molto indietro nel tempo: gli antichi greci e romani per riscaldare le loro residenze, producevano acqua ad altissima temperatura e la immettevano poi nelle intercapedini create sotto la pavimentazione interna. Un antico esempio che resta tale. Si dovrà, infatti, attendere fino al 1876 per vedere ideato il primo progetto vero e proprio, considerato il capostipite della moderna famiglia di impianti di teleriscaldamento.

Un po’ di storia

L’ideatore del primo progetto di teleriscaldamento è stato l’ingegnere Birdsill Holly che ha immaginato un sistema costituito da una grande caldaia centralizzata in grado di fornire vapore a un gruppo di edifici circostanti attraverso una rete di tubazioni ad anello, pesantemente isolate per ridurre le perdite di calore. Le prime città che hanno adottato il sistema di Holly sono state Lockport e New York e il successo ottenuto ha spinto molte altre città nordamericane a installare sistemi analoghi, con il vantaggio di ridurre considerevolmente i rischi di incendio, allora molto frequenti, dovuti all’uso domestico di bracieri e stufe a carbone. Dal successo statunitense all’emulazione europea il passo è stato breve e, così, alcuni Paesi del Nord Europa hanno avviato le prime sperimentazioni. Dal 1896 troviamo l’adozione di veri e propri sistemi sul modello americano in città come Amburgo, Zurigo, Ziel, Lipsia, Copenaghen, Berlino e poi in Svezia, Finlandia e in Islanda. Questo modello, dopo breve tempo, si è rivelato la risposta adeguata alle difficili condizioni economiche del primo dopoguerra e, successivamente, grazie ai primi esperimenti di utilizzo dei rifiuti per far funzionare le centrali cogenerative che alimentavano i sistemi di teleriscaldamento e producevano sia elettricità che calore, anche per la crisi energetica degli anni ’70.

E in Italia?

Lo sviluppo del teleriscaldamento in Italia è avvenuto in ritardo rispetto al resto d’Europa a causa delle condizioni climatiche meno rigide e per il programma di metanizzazione avviato negli anni ‘50 nel Nord del Paese. L’area più promettente per lo sviluppo del teleriscaldamento è stata la Pianura padana e le prime realizzazioni, che risalgono agli anni ’70, le troviamo a Brescia, Verona, Reggio Emilia e Modena. Brescia, in particolare è partita nel 1971. Qui ASM, la municipalizzata cittadina che insieme alle milanesi AEM e AMSA ha dato vita al Gruppo A2A nel 2008, ha portato già nel 1972, nel giro di un anno di lavori, la prima rete di Teleriscaldamento che riceveva calore da tubature collegate da grandi caldaie a metano, nel nuovo quartiere di Brescia Due. Tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso molte altre città italiane hanno iniziato ad alimentare le loro reti con impianti di cogenerazione. E ancora oggi la crescita è notevole, anche grazie ai moderni sistemi che hanno colmato tutte le mancanze che il teleriscaldamento portava con sé, consentendo di utilizzare acqua calda a temperature contenute, ottime tubazioni e sotto-centrali capaci di gestire la domanda termica.

Una curiosità

Le prime centrali italiane di teleriscaldamento risalgono, come abbiamo detto, agli anni ‘70. Ma in pochi sanno che il primo progetto, mai realizzato, risale al 1958 ed è stato messo a punto da AEM, l’Azienda Energetica Municipale di Milano, per l’Istituto autonomo case popolari di Milano, nel quartiere Comasina. Il sistema però è risultato troppo avanzato per quegli anni del petrolio facile e l’iniziativa è rimasta solo un esperimento.

LA CITTA2A

Come abbiamo visto, le reti per costruire le città del futuro sono state tracciate anni fa. Ma è negli ultimi decenni che lo sviluppo di questi sistemi, anche in funzione delle necessità di risparmio energetico dei nostri giorni, ha avuto una vera accelerata grazie a Smart grid termiche e alla pianificazione energetica che permettono di ottimizzare le risorse mettendole a sistema e rendendo il territorio più connesso. E a questo proposito vogliamo citare solo alcuni degli ultimi investimenti più innovativi nella città di Milano. L’ampliamento della rete ha consentito di incrementare del 225% il recupero del calore dal termovalorizzatore di Silla e il progetto di utilizzo dell’ acqua di prima falda nell’impianto di Canavese si traduce in un ulteriore recupero di calore pari ad oltre 25 GWh/anno. Anche il collegamento alla rete della vetreria Vetrobalsamo di Sesto San Giovanni permette di recuperare altri 20 Gwh /annui di calore da processi industriali che altrimenti andrebbe disperso. E per ultimo l’ attenzione va al nuovo impianto di cogenerazione ad acqua di falda messo a punto con MM che darà calore pulito a un intero quartiere della città: Comasina . Grazie ad esso la rete di Comasina, oggi alimentata interamente a gas naturale, incrementerà sensibilimente la propria efficienza: il 20% del calore sarà assicurato da fonti rinnovabili e circa il 48% da cogenerazione ad altro rendimento. Brescia, all’avanguardia per il teleriscaldamento fin dal 1972, oggi serve il 70% degli edifici cittadini, sia residenziali che lavorativi, grazie principalmente alla centrale di produzione del calore che utilizza come combustibile i rifiuti del termovalorizzatore. (Link ambiente 10) A Milano, invece, dai primi progetti degli anni ’90, quando AEM ha portato il Teleriscaldamento nella città di Sesto San Giovanni, nel quartiere della Comasina, a Bensi e a Bicocca-Tecnocity, sono state realizzate: nel 2001 le centrali di Famagosta e Silla 2, nel 2002 alla Bovisa, nel 2003 a Cassano d’Adda, nel 2004 a Novate Milanese, nel 2007 a Linate e nel 2008 nel Canavese. A Bergamo, invece, ci sono le centrali di Goltara e Carnovali.

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