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Il venture capital e il sostegno all’innovazione

Il Gruppo A2A è da sempre attento ai temi dell’innovazione. Per questo guarda al Corporate Venture Capital come a un’opportunità nuova per promuovere l’innovazione in ambiti strategici, attraverso il sostegno a startup ad altro potenziale di crescita. Ma per capire meglio questo settore nuovo e poco conosciuto in Italia, lasciamo parlare gli esperti di VC Hub Italia, l’associazione italiana dei Venture Capital, che attraverso i suoi investitori ha scommesso complessivamente, su oltre 250 startup italiane ad alto potenziale di crescita e forte contenuto tecnologico. 

Con Francesco Cerruti, Direttore Generale di VC Hub Italia, entriamo per gradi nell’interessante mondo del Venture Capital e del Corporate Venture Capital, per comprendere quali opportunità riservano.


Cos’è il Venture Capital

In italiano si direbbe “capitale di ventura” e la traduzione ci serve a dare un’idea precisa di una forma di investimento, il Venture Capital, che fa del rischio e della speranza di buona ventura, di buona sorte, la strategia principale, con l’obiettivo di possibili futuri ritorni economici. 

“Il Venture Capital è un tipo di finanza alternativa, ad alto rischio, destinato alle startup innovative: giovani imprese che si costituiscono su un’idea che deve essere trasformata in progetto, prima, e in realtà imprenditoriale, poi” spiega Francesco Cerruti.

Imprese che non hanno risorse né garanzia di successo e che, grazie al Venture Capital possono, forse, intravedere un’opportunità concreta di realizzazione attraverso una crescita che potremmo definire “per scalini”, per indicare i vari step del finanziamento e dell’attuazione dell’idea progettuale. 

Come nasce un fondo di Venture Capital?

“Il Venture Capital nasce da un doppio processo: da un lato la raccolta di fondi attraverso la ricerca di investitori interessati a questo tipo di business, dall’altro l’individuazione delle startup e la destinazione dei fondi raccolti” prosegue Cerruti.

Gli investitori possono essere di tre tipi: statali e parastatali (come Cassa Depositi e Prestiti), i più numerosi; singoli privati, un’eventualità rara perché bisogna avere patrimoni personali molto cospicui (dai 5 milioni di euro in su); le imprese, ultime arrivate nello scenario del Venture Capital. 

Individuati gli investitori, parte la seconda fase con il team che va a comporre il fondo e decide a che tipo di realtà guardare (italiane, europee, green, etc.). Inizia così il lavoro di scouting delle startup su cui investire e l’avvio dell’investimento per un totale di 5 anni.  
In questo periodo può succedere che alcune realtà non riescano a decollare (la mortalità delle startup è di 3 su 4 durante i primi anni). Dal sesto al decimo anno inizia, invece, la fase di cessione a terzi delle quote dell’azienda che è riuscita a partire, con l’obiettivo di guadagnare. Se infatti, l’impresa è decollata, gli investitori possono garantirsi exit che li ripagano abbondantemente anche di quanto eventualmente perduto in altre imprese fallite.

Perché investire nel Venture Capital

Il guadagno: si tratta di un investimento con perdite consistenti, ma se si fa l’investimento giusto, si hanno grandi ritorni economici
La passione: investire in innovazione significa credere nel futuro del Paese
 

Dal Venture Capital al Corporate Venture capital

Una delle forme più giovani di Venture Capital è il Corporate Venture Capital, un modo nuovo e non troppo diffuso, almeno in Italia, usato dalle aziende per investire in innovazione. 

“Attraverso il Corporate Venture Capital – continua il Direttore Generale di VC Hub Italia - l’azienda rileva quote di capitale di una stratup innovativa non nell’ottica del solo ritorno finanziario, come per il Venture Capital tradizionale, ma per esternalizzare l’innovazione aziendale scommettendo su una realtà giovane”.

Sostanzialmente si tratta di un percorso di ricerca e sviluppo affidato esternamente con la speranza che possa diventare utile internamente per sviluppare e innovare un determinato ambito produttivo. La startup scelta è generalmente affine per tipo di attività al finanziatore e, una volta cresciuta, può essere integrata in house per portare miglioramenti e crescita nel sistema aziendale. 

Il volto giovane dell’azienda

Il Corporate Venture Capital è una pratica tipica delle realtà illuminate perché, oltre a portare novità in azienda, consente di investire in realtà giovani. Non è però ancora molto diffuso in Italia e i settori attualmente più sviluppati sono l’e-commerce, il lifescience e i sistemi di scambio del denaro smart. 

Il CVC di A2A

Poche ma buone, dunque, le esperienze di Corporate Venture Capital in Italia. Tra queste anche il progetto del Gruppo A2A, che ha l’obiettivo di promuovere l’innovazione di Gruppo attraverso investimenti in startup ad alto potenziale innovativo e di crescita.

Si tratta di un progetto concreto che prevede l’investimento di risorse ingenti nei prossimi anni. Il programma è focalizzato su startup seed e early stage operanti in Italia o Sud Europa in ambiti di business strategici per il Gruppo come l’economia circolare, la transizione energetica, la mobilità e le nuove tecnologie per realizzare le città del futuro.
Alcuni fra i diversi partners coinvolti nel progetto sono Capital 360, principale operatore di Venture Capital in Europa, e il Politecnico di Milano con il fondo Poli360, che fa leva sulle potenzialità di ricerca dell’Università nonché sul Technology Transfer Office (TTO) e sull’incubatore Polihub.

Per il Gruppo il progetto rappresenta una modalità nuova di rafforzamento interno, di promozione dell’innovazione e, più di tutto, una scommessa su realtà giovani in grado di portare certamente valore economico e crescita, ma anche ricadute positive nei territori dove A2A opera e a tutto l’ecosistema dell’innovazione.