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Il viaggio dell'organico

La frazione organica è la componente putrescibile del rifiuto e costituisce una parte rilevante sul totale dei rifiuti prodotti (circa il 30/35% in peso), è composta dalla frazione umida e dagli scarti verdi. Se non viene fatta un’adeguata raccolta differenziata, è un materiale altamente inquinante, sia in atmosfera per l’emissione di biogas, sia nel terreno e nelle acque per la produzione di liquidi detti percolati, che verrebbero dispersi nei terreni e nelle falde acquifere. Separando correttamente i rifiuti organici, però, è possibile seguire l’esempio della natura che trasforma le foglie e l’erba in humus.

A livello industriale, questo processo viene realizzato in impianti appositi dove i rifiuti organici vengono trasformati in compost, usato come fertilizzante nelle coltivazioni e nei giardini. Nel corso del processo si ottiene anche in biogas, utilizzato per la produzione di energia elettrica e termica o per la produzione di biometano. Perché questo avvenga nel migliore dei modi, però, è necessario raccogliere organico di qualità attraverso una corretta raccolta differenziata.


La raccolta differenziata dell'organico

Nella raccolta dell’organico possiamo mettere scarti di cucina, avanzi di cibo, piccole ossa, scarti di frutta e verdura, bastoncini in legno per gelati, tovaglioli di carta sporchi di cibo, fondi di caffè e filtri di tè, fiori recisi, alimenti avariati e scaduti. Non vanno inseriti lettiere per animali (a meno che non siano biodegradabili), piante malate, carta per confezioni alimentari (carta oleata, plastificata o con alluminio), pannolini e assorbenti, mozziconi di sigaretta, polvere o altri materiali derivanti dalla pulizia della casa e, in generale, tutti gli oggetti in vetro, metallo, plastica o lattine.

Per la raccolta dell’organico è importante anche scegliere accuratamente i sacchetti, utilizzando solo quelli biodegradabili, realizzati in bioplastica o in carta e certificati a norma UNI EN 13432-2002.

La curiosità: Alcuni prodotti, realizzati con polimeri di origine vegetale, possono essere buttati nell’organico insieme agli scarti di cibo per essere trasformati in compost. Riconoscerli è semplice perché devono essere certificati secondo lo standard europeo EN13432 e devono riportare la scritta “compostabile”, è possibile identificarli anche grazie alla presenza di specifici marchi/loghi:


Il ciclo del riciclo

Gli avanzi di cucina e gli sfalci da potature raccolti in modo differenziato vengono trasportati agli impianti di compostaggio o di digestione anaerobica, dove la naturale decomposizione avviene in condizioni di umidità e temperatura controllate.
Negli impianti di compostaggio il processo, ad opera di microrganismi presenti in natura (batteri, funghi, lombrichi, ecc.), produce compost di qualità utilizzabile in agricoltura e nelle attività di florovivaismo, in alternativa ai concimi chimici.
Ma, come abbiamo visto, i rifiuti organici possono anche generare gas naturale e diventare carburante. Negli ultimi anni, infatti, si sta diffondendo il trattamento integrato anaerobico/aerobico in impianti con linee integrate e sequenziali. Con il trattamento anaerobico (in assenza di ossigeno) si recupera energia rinnovabile sotto forma di biogas, controllando le emissioni e stabilizzando le biomasse prima del loro utilizzo agronomico. Con il successivo trattamento aerobico, si trasforma il materiale residuo in compost. Il biogas può essere ulteriormente raffinato e diventare biometano da immettere nella rete nazionale e, per esempio, può essere utilizzato per alimentare i mezzi di trasporto. Per ogni tonnellata di rifiuto conferito, si generano, mediamente, 150 metri cubi di biogas, che può essere trasformato in biometano, un combustibile pulito per i mezzi di trasporto che non produce polveri sottili.
 

Da cosa nasce cosa

Con l’organico che raccogliamo in casa, per chi ha un giardino o un terrazzo, è possibile fare il compost domestico che potrà essere utilizzato come fertilizzante naturale. Il procedimento è semplice e basta ridurre gli scarti in pezzi piccoli così da agevolare il lavoro che poi farà la natura. Questi scarti vanno poi inseriti in un contenitore detto compostiera (se ne trovano in commercio ma si possono fare anche in casa usando alcune assi distanziate per favorire il passaggio dell’aria) dove si mischia, in strati il più possibile regolari, il materiale secco come rametti, trucioli, foglie e paglia, al materiale umido degli avanzi, cercando di dare al cumulo la forma di una piramide.
Di tanto in tanto gli strati vanno mescolati per rendere più omogeneo il contenuto: una volta ogni due settimane nel primo mese, poi, si può diradare la frequenza intervenendo ogni tre o 4 settimane. Il compost casalingo va annaffiato regolarmente, soprattutto in estate e nei periodi siccitosi, ma bisogno fare attenzione a non creare i ristagni d’acqua. Il cumulo deve poi essere coperto con foglie secche e in 5/6 mesi si trasforma in buon compost da usare per i fiori di terrazzi e balconi.

Il riciclo dell'organico in Italia

Secondo i dati Ispra, il recupero della frazione organica in Italia nel 2017 è stata di 6,6 milioni di tonnellate (109 kg/pro capite). Di queste, 3,3 milioni di tonnellate sono state trattate in impianti di compostaggio e 2,7 milioni di tonnellate in impianti integrati anaerobico/aerobico o solo aerobico. In totale si sono prodotte 1,6 milioni di tonnellate di compost.

 

Città2a

Uno dei progetti del Gruppo A2A in materia di organico è la realizzazione di un impianto di recupero della FORSU (Frazione Organica derivante dalla Raccolta Differenziata) nel Polo Energetico Integrato di San Filippo Del Mela. L’impianto prevede 4 fasi di trattamento; dalla ricezione e pre-trattamento meccanico alla digestione anaerobica e purificazione del biogas; dal compostaggio aerobico al post trattamento meccanico (raffinazione finale). Il prodotto finito (compost di qualità) viene destinato all’utilizzo in agricoltura estensiva o florovivaismo. Il biogas, invece, sarà utilizzato per la produzione di biometano, con caratteristiche del tutto analoghe al metano di origine fossile.
A regime, l’impianto tratterà ogni anno 75mila tonnellate di organico putrescibile e di scarti vegetali e sfalci. La produzione annua di compost si attesterà a circa 15.000 t mentre il biometano immesso in rete sarà di circa 6 milioni di m3 all’anno.

 

Per saperne di più

IERI E OGGI

In passato il problema dello smaltimento dei rifiuti era molto più limitato rispetto ad oggi e infatti in Italia la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani sono stati disciplinati per la prima volta dalla Legge nel 1941. Già prima, in realtà, ci si era posti il problema ma soprattutto in un’ottica sanitaria (diffusione di malattie infettive) e di decoro urbano (disordine, odori e animali molesti) e spesso i rifiuti venivano interrati o bruciati.
Con il boom economico e l’aumento dei consumi degli anni '50-'60, è aumentata la produzione di rifiuti facendo crescere il problema del loro smaltimento, anche da un punto di vista ambientale. A partire dal 1975 anche la legislazione ha cominciato a dettare regole precise per il riciclo, il riuso e il recupero dei rifiuti finché, dal 2009, è diventato obbligatorio per tutti i Comuni, raccogliere in maniera differenziata i rifiuti, dedicando sempre maggior attenzione alla quantità e qualità dei materiali raccolti e al loro possibile utilizzo.
In questo processo si inserisce anche la differenziazione dell’organico che rappresenta una conquista degli ultimi 20/30 anni, da quando la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del territorio hanno reso necessarie attività precise per il suo recupero e riutilizzo.