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Il ciclo idrico, un cerchio che si chiude nel rispetto dell’ambiente

La storia dell’utilizzo dell’acqua e del suo incanalamento per renderla disponibile a soddisfare le esigenze umane è molto antica e risale a egizi e babilonesi. Ma sono soprattutto i romani, molti secoli prima di Cristo, a progettare e realizzare complesse e avanguardistiche condotte idriche, capaci di portare acqua nelle città. Con il crollo dell’impero romano, anche la costruzione degli acquedotti ha avuto una brusca interruzione e, i secoli successivi, offrono solo pochi esempi isolati, che spesso partono dalla ricostruzione degli antichi modelli romani. Bisogna, invece, arrivare al 1800, in concomitanza con i nuovi bisogni delle città e delle persone, per ritrovare il problema dell’acqua disponibile e della sua canalizzazione. Da qui parte la storia moderna del sistema idrico e cominciano le vere progettazioni; anche a Brescia, eccellenza italiana in tema di acque.

CHIARE, FRESCHE E DOLCI ACQUE

Brescia è stata una delle prime città italiane a preoccuparsi di come incanalare le acque e portarle ai cittadini. È Intorno al 770 d.C. che l’ultimo re longobardo Desiderio ha sfruttato le acque fresche e limpide delle fonti di Mompiano per indirizzarle verso il primordiale centro abitato; cosa che negli anni a venire, farà nascere e crescere la fama di Brescia come città delle fontane con acqua purissima. Ce n’erano sia di private, realizzate da virtuosi scalpellini e scultori principalmente per abbellire gli androni delle case e i giardini delle famiglie nobili e facoltose, che di pubbliche, a disposizione di tutta la popolazione. Da queste ultime, in particolare, i bresciani si sono abbeverati per oltre mille anni e hanno continuato a farlo anche nell’epoca moderna grazie alla lungimirante e continua politica idrica della città. Nel frattempo l’impianto di re Desiderio è diventato inutilizzabile e nel 1837 il medico provinciale Wilhelm Menis chiede la costruzione di un nuovo acquedotto per integrare le fontane e i molti pozzi, per lo più privati, già presenti. In quegli anni in tutto ce n’erano 1.342, capaci di attingere acqua da cinque fino a venti metri di profondità.

IL PRIMO ACQUEDOTTO DELLA LEONESSA

La strada per la ristrutturazione dell’acquedotto viene imboccata presto e nel 1897 iniziano i lavori, terminati nel 1901, che portano alla sistemazione e copertura della fonte di Mompiano e alla realizzazione di una condotta in cemento, lunga 3 chilometri, per portare l’acqua a un serbatoio capace di contenere 4.400 metri cubi. In seguito, la rete viene ampliata e, attraverso dei tubi in ghisa, l’acqua inizia a raggiungere tutta la città. Per quest’opera viene sostenuta una spesa di 1.300.000 lire, per un sistema che offriva dai 300 fino ai 1000 litri di acqua giornalieri a ogni cittadino. Ma già nel 1914 entra in funzione un secondo acquedotto, alimentato dalle fonti di Cogozzo, per soddisfare le richieste di una città in continua espansione. E nel 1926 due piccoli comuni – S. Eufemia della Fonte e Caionvico – si aggregano alla rete facendo recuperare acqua da altre due fonti e aggiungendo alla struttura altri 3.150 metri di tubi.

NASCE IL SETTORE IDRICO AZIENDALE

L’acquedotto viene gestito dal Comune di Brescia fino al 1933; da questa data in poi il servizio viene affidato alla municipalizzata ASM con l’obiettivo di organizzare il servizio in maniera industriale con adeguati investimenti e mezzi tecnologici. All’interno dell’azienda nasce la sezione acquedotti che adotta 4.786 utenti e 198 chilometri e mezzo di tubazioni. Nel periodo tra le due guerre, ASM affronta diverse sfide: nel 1936 un lungo periodo di siccità obbliga a una restrizione nei consumi e i bombardamenti della seconda guerra mondiale danneggiano la rete di trasporto dell’acqua costringendo la società a ingenti opere di ricostruzione. Tutto ciò fa lievitare i costi dell’acqua per i singoli cittadini che arrivarono a pagare fino a 13 lire al metro cubo. Nel tentativo di procurare nuova acqua, ASM inizia a cercare nel territorio comunale l’oro blu e a costruire nuovi pozzi, il primo in via Zanardelli. Seguono quelli di Mandolossa, Lamarmora, San Paolo, Fornaci e San Bartolomeo. Nel 1950, la città ha una buona dotazione di acqua: 78 lavatoi con 453 bocche d’acqua, 170 fontanelle, 30 fontane ornamentali e monumentali e 140 idranti, mentre i metri cubi distribuiti dall’acquedotto superano la soglia dei 14 milioni.

GLI ANNI DEL BOOM ECONOMICO

La Leonessa continua a crescere e, parallelamente, vengono costruiti nuovi serbatoi: le utenze dell’acquedotto arrivano a 19mila e, nel 1971, entra in funzione, primo in Italia, il sistema di telecontrollo degli impianti delle reti di energia elettrica, gas e acqua. In risposta al problema dell’inquinamento delle acque, vengono installate apparecchiature automatiche che permettono un controllo dettagliato e costante della risorsa idrica e, negli anni ’80, compaiono anche innovativi sistemi di filtrazione che utilizzano il carbone attivo granulare. Per affrontare in modo sempre più concreto il problema, nel 1976, il Comune decide di realizzare un impianto di depurazione delle acque reflue nella campagna di Verziano. L’impianto è decisamente innovativo: nelle vasche di trattamento, i batteri presenti trasformano le sostanze inquinanti biodegradabili in sostanze non inquinanti (sali minerali, anidride carbonica, acqua). Grazie al sistema di ultrafiltrazione MBR (Membrane BioReactor), che ha avuto a Brescia la prima applicazione mondiale su larga scala per reflui civili, l’acqua in uscita dall’impianto diventa utilizzabile in agricoltura. Intanto la rete cresce ancora e nel 1986, misura 600 chilometri. Vengono immessi 35 miliardi di litri d’acqua per 29mila utenti totali.

L’ATTENZIONE ALL’AMBIENTE

Un altro problema che si presenta presto è quello delle fognature, gestite sempre da ASM. Ci si rende conto che l’acqua non può essere semplicemente prelevata dal sottosuolo, va anche restituita integra, dopo l’uso, al suo ciclo naturale, in modo da non recar danni all’ambiente. Nel 1980 viene realizzata la prima linea di depurazione per il trattamento di circa 12mila m3/h di reflui, a cui si aggiungono, negli anni successivi, due nuove linee. L’attuale capacità di trattamento, arrivata a circa 80mila m3 di acqua al giorno, è stata raggiunta grazie al rifacimento della prima linea e a un recente intervento sulla linea di Depurazione MBR (Membrane Biological Reactor). Oggi, l’impianto di Verziano, oltre alle acque reflue della città di Brescia, raccoglie la quasi totalità degli scarichi di Collebeato, Gussago, Bovezzo, Cellatica, Rezzato, più una piccola parte di quelli di Castenedolo, Roncadelle, Concesio e Nave.

COSA SUCCEDE DAGLI ANNI ’80 AI PRIMI DEL 2000

Nei decenni successivi, tutte le innovazioni introdotte sono state curate e migliorate, oltre che estese a diverse città della provincia. Nel 1999 il telecontrollo degli impianti idrici, coordina quasi 400 fra sorgenti, pozzi, serbatoi, stazioni di pompaggio e ri-pompaggio, impianti di trattamento, depuratori, impianti di sollevamento acque reflue e il depuratore di Verziano tratta circa 26 milioni di metri cubi di reflui l’anno. Nel 2010, parte la costruzione del nuovo impianto di depurazione di Montichiari che sfrutta sempre la tecnologia MBR. In seguito alla fusione del 2008 tra le municipalizzate AEM, AMSA e ASM, che porta alla nascita di A2A, la gestione degli acquedotti cambia e dal 2011 è affidata alla società A2A Ciclo idrico.

A CHE PUNTO SIAMO OGGI

A2A Ciclo Idrico distribuisce l’acqua potabile nel Comune di Brescia e in numerosi Comuni della provincia. Per capire la portata del servizio offerto, lasciamo parlare i numeri: complessivamente le reti di acquedotto gestite percorrono 3.546 chilometri; le fonti di produzione sono costituite da 175 pozzi e da 188 fonti e sorgenti; l’acqua erogata è pari a circa 49 milioni di metri cubi all’anno; l’acqua distribuita dall’acquedotto di Brescia proviene da 47 pozzi e dalle fonti di Mompiano e Cogozzo di Villa Carcina. A2A Ciclo Idrico gestisce, inoltre, il sistema fognario di Brescia e dei Comuni serviti in provincia. Sono 2.186 Km di rete e 221 stazioni di sollevamento. Negli ultimi anni, in linea con la tradizione, la società ha promosso un’importante attività di ricerca che ha portato alla realizzazione del progetto Smart Water per la gestione intelligente della rete idrica. Il progetto ha avuto inizio nel 2018 con la disposizione dei primi contatori smart per la telelettura dell’acqua. E la storia continua…